Cinema & Pittura

Cinema & Pittura

L'Archivio Cinema Cesselon è disponibile a collaborare con enti e istituzioni pubbliche e private,  oltre che studenti, studiosi, collezionisti e appassionati del genere, per l'approfondimento degli studi sul tema del manifesto cinematografico del '900.

CONTRIBUTI di:

Alessandra Cesselon, Corrado Bozzoni, Matilde Tortora, Roberto della Torre, Corrado Farina, Leonardo Paganelli, Michele Bianchi.

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Angelo Cesselon – Precursore di modernità

Di Matilde Tortora

Docente di Storia e Critica del Cinema

DAMS - Università degli Studi della Calabria

 C'è un database di icone e simboli della modernità che fu avviato e strutturato da artisti nei luoghi più impensati e che, senza che siano trascorsi nemmeno molti anni, gli storici vanno coi loro strumenti indagando e riportando alla giusta attenzione e al loro giusto merito. Allo stesso modo anche noi storici del cinema, in anni ancora più recenti, andiamo significativamente contestualizzando e rilevando le medesime fonti. Se questo è vero per la modernità in senso lato,  lo è ancor più per gli anni del secondo dopo guerra, che tra l'altro videro il cinema tra i motori principali di creazione e avvio di modernità per più di un motivo e più di un aspetto, tanto più in Italia tale da fare scuola nel mondo intero.

Ma ci furono, e solo da qualche decennio ne siamo consapevoli e avvertiti, artisti che a latere del cinema o per dirla, alla Genette, "alle soglie del testo" svolsero anch'essi un importante ruolo per la modernità, con semi fecondi che si ritroveranno anni dopo anche in luoghi davvero impensati. Tra loro un posto importante occupa Angelo Cesselon, pittore di cinema, cui si devono molte intuizioni e realizzazioni per quel che concerne i manifesti di cinema e che è da annoverare senz'altro come facitore di modernità.

Cesselon fu il primo a portare sui manifesti in primo piano il volto dei divi; ad esempio prima ancora che Andy Warhol ci provocasse con le sueseriali riproposizioni, è stato, se vogliamo Angelo Cesselon a proporci il volto di Marilyn Monroe. E non eravamo negli Stati Uniti, né nelle metropoli. Eravamo negli anni '50 ed eravamo in Italia. Ed era stando qui, in Italia appunto, che chi aveva la ventura di passare per strada, fosse anche una strada rionale, di quartiere o di un paese di provincia, bastava alzasse gli occhi e poteva scorgere sui muri affissi i tanto nuovi, tanto precorritori manifesti dipinti da Cesselon : "Giungla d'asfalto" (1958) e l' anno dopo del film "La tua bocca brucia" (1959). Il volto di Marilyn dipinto su quei cartelloni da Cesselon si stampigliava impresso nelle menti, quasi fossimo anche noi delle innocenti (ma quanto innocenti?) scatolette di una qualche zuppa fatta di voglia di nuovo, di andare al cinema, di svecchiarci da molti stereotipi ereditati come cappottoni dai nostri padri, di unbrivido di cui appena allora stavamo per acconsentire, di una sensualità tutta nuova, tutta inscritta anche nell'audacia di quello zoom sui volti delle dive scritto coi segni e coi colori da Angelo Cesselon. Fin dal 1951 per "L'Angelo Azzurro", 1953 per "La signora senza camelie", 1956 per  "La donna più bella del mondo", 1959 per "Io ti salverò" e per tantissimi altri film quell'insolita dichiarazione d'amore subito condivisa e sottoscritta dai passanti di allora, divenuti ancor più per sua istigazione avvinti e improcrastinabili spettatori: Marlene Dietrich, Lucia Bosè, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg, Ingrid Bergman si inscrivevano con un quid d'iconografia e di suggestione che solamente lui seppe narrarci nei suoi cartelloni di cinema. Il cinema è sicuramente tante cose, la meraviglia dei racconti affidati alle immagini in movimento, scrittura fatta dalla luce, scenografie, tecniche, silenzio, suoni, voci, il bianco e il nero, i colori, espedienti e mirabilia di diverso tipo. Ma il cinema è soprattutto quei volti. Icone moderne. E se il cinema consentiva diversi piani e soprattutto il primo piano, perché non consentirlo anche sui manifesti di cinema? Angelo Cesselon, per primo, ebbe e realizzò questa parentela d'audacia, contravvenendo a regole non scritte, ma ai suoi tempi ancora vigenti. Da quale factory tutto questo gli derivò, da quale background rigoroso di studi d'arte, da quale suo personalissimo esercizio d'inventiva e d'originalità, da quale senso della grafica e del colore, questo mi riprometto di dirlo in un mio più esaustivo intervento e con un maggior numero di righe a disposizione.Volevo qui in primis affermare che nelle opere di AngeloCesselon molteplici sono i segni della nostra modernità. E voglio aggiungere che ogni volta che rivedo le Marilyn o le Elizabeth Taylor di Andy Warhol oppure leggo sui muri, sui viadotti, nelle metropolitane una qualche "Carla, Jessica, Vanessa ti amo" quell'audacia mi punge il cuore e pure vi leggo una certa qual moderna e perfino postmoderna epigonicità e ripenso ad Angelo Cesselon e a quei suoi bellissimi manifesti di cinema.

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Dipingere il cinema: una sfida, un successo!

Gli artisti dei manifesti pubblicitari cinematografici tra il 1930 e il 1980. Mezzo secolo di sogni di carta.

Di Alessandra Cesselon

   "…Se un film è un sogno, il manifesto cinematografico è il sogno di un sogno" ... per citare Stephen King [1]

 I manifesti pubblicitari per il cinema hanno rappresentato una delle più interessanti e originali forme di pittura popolare dell’ultimo secolo. Nell’arco di circa cinquant’anni abbiamo potuto assistere alla nascita, lo sviluppo e la decadenza di questa espressione artistica particolare che ha segnato l’immaginario collettivo di più generazioni. Alcuni tra gli artefici di questa piccola rivoluzione  avvenuta nell’ambito dell’arte figurativa crearono opere indimenticabili ormai patrimonio di tutti. Il rinnovamento nasce principalmente dalla composizione dell’opera: la predominanza dei ritratti dei divi a elementi giustapposti per raccontare la storia: ogni sezione ha la propria prospettiva e luce un elemento sembra innestarsi sull’altro. Importanti artisti italiani come Ballester, Brini, Cesselon, Ciriello, De Seta, che si impegnarono a progettare e realizzare questo prodotto speciale, divennero maestri del genere e inventarono regole e forme nuove che oggi riconosciamo come archetipi di un originale linguaggio: le suggestive sfumature e i colori che si trasfigurano l’uno nell’altro di Ballester, le forme smembrate e balenanti di Brini, le composizioni geniali, i colori vibranti e i ritratti stupendi di Cesselon, la sintesi e la potenza espressiva di Ciriello, le sfumature chiare, l’intensità drammatica e la simpatica ironia delle macchiette di De Seta. Ciascun artista diede il suo personale apporto all’arricchimento del genere. Del gruppo di artisti facevano parte anche Acerbo, Putzu, Symeoni, Nano, Manno e molti altri divenendo una sorta di corporazione. Alcuni di essi per un breve periodo si riunirono in un associazione che oltre a perseguiri scopi artistici aveva anche l’ambizione di rappresentare una tutela per la categoria e per i diritti d’autore.

Questo genere artistico consentiva un’attività continua ai suoi creatori che dovevano avere oltre alle indiscusse capacità pittoriche una notevole dose di estro e fantasia per creare sempre soluzioni  nuove e originali. Per pubblicizzare le varie produzioni cinematografiche vennero generati una grandissima quantità di dipinti: solo in Italia nell’ordine delle decine di migliaia. Le opere, dipinte a tempera su carta dagli artisti e poi stampate in offset in quadricromia, benché definitive, venivano chiamate convenzionalmente bozzetti. Successivamente, con la creazione di migliaia di esemplari di una stessa immagine nella veste di manifesto stampato, avveniva una ulteriore capillare distribuzione e diffusione della stessa immagine fin nei più piccoli paesi italiani e talvolta anche all’estero: fuori dei cinema e sui muri delle città il manifesto cinematografico portava il proprio personale messaggio. Tutti conoscevano queste immagini che divennero popolarissime anche indipendentemente dalle pellicole che rappresentavano. Si tratta di opere d’arte fruibili da tutti e che hanno avuto una funzione fondamentale nell’affrancamento dell’arte dall’aspetto conservativo e museale e porteranno direttamente ai multipli della pop art.

Immagini effimere solo all’apparenza, i bozzetti cinematografici rappresentarono invece un importante contributo alla diffusione della conoscenza dell’arte e delle tecniche pittoriche, all’uso del pennello, del colore, della ritrattistica e dello stile contemporaneo: chi non era mai entrato in una galleria d’arte poteva farsi un’idea di un nuovo modo di usare il pennello; tanti giovani iniziarono a copiare quelle fascinose figure e…ad appropriarsene appena possibile collezionando locandine, brochure, fotobuste e naturalmente la preda più ambita: il manifesto.

Oggi questi appassionati sono in parte divenuti a loro volta artisti, grafici oppure conservatori di migliaia di esemplari originali di questo genere e con la loro dedizione e le loro inestimabili collezioni rappresentano, talvolta più delle istituzioni,  una importante fonte di documentazione e studio.

Il bozzetto cinematografico non si può confondere con nessun’altra forma d’arte. Coniugare l’aspetto estetico con l’esigenza commerciale divenne uno delle sfide principali del gruppo dei giovani artisti che dopo qualche anno si attribuirono il nome di Cartellonisti.

Il bozzetto per manifesto cinematografico ha delle regole a sé che ciascun artista declinò con la propria sensibilità e stile. La coerenza rappresentativa, la caratterizzazione degli elementi formali e figurativi, l’originalità intrinseca, sono tutti elementi presenti in ciascun opera e che consentono oggi un’analisi del fenomeno e delle caratteristiche peculiari di ciascuno degli artisti che hanno prodotto questa originale rivoluzione formale.

 Le novità rispetto al manifesto pubblicitario di prodotti commerciali del secolo precedente sono evidenti: i Cartellonisti inventarono una nuova semeiotica mettendo in atto un nuovo repertorio semantico e iconologico.

 

Quali novita?

 

La ricerca del messaggio pubblicitario del manifesto passa necessariamente per la velocità di fruizione.

Non c’è molto tempo per acquisire mnemonicamente l’immagine e tutto ciò che deve colpire lo deve fare in fretta e immediatamente.

Anche nel dopoguerra, periodo nel quale forse le automobili non erano alla portata di tutti come ora,  i ritmi visivi erano comunque già molto stretti rispetto al  milleottocento.

La vita era forse un po’ meno concitata di oggi, ma il mito della velocità del futurismo aveva lasciato la sua traccia emotiva e culturale in paesi e città.

I primi bozzetti del ‘900 erano opere o legate al liberty con la sua eleganza e raffinatezza rappresentativa, spesso realizzati in litografie, con la tecnica del colore piatto e delicato. Altre volte specie nel cinema, erano opere rappresentative: il manifesto poteva quindi essere  ricco di elementi narrativi, come si trattasse di una figura da inserire in un libro.

Ma i tempi di attenzione della lettura non sono quelli della vita di chi va a spasso o al lavoro.

I  bozzetti per manifesti divennero, nelle mani di Angelo Cesselon e altri artisti della sua epoca, divennero una sintesi della storia raccontata nel film.

Le invenzioni cromatiche, grafiche e pittoriche erano tante e tutte di una sconvolgente e assoluta novità!  Molti sono gli esempi.

Questa forma d’arte oggi è stata quasi del tutto abbandonata con il prepotente avvento della pubblicità fotografica, digitale e dei trylers già alla fine degli anni Ottanta.

In realtà le novità artistiche proposte dai creatori di questo nuovo genere/linguaggio sono riscontrabili facilmente nel nuovo modo di dipingere che non somiglia a nessun altro. Lo stile    originale del manifesto cinematografico venne creato da alcuni artisti eccellenti che si trovarono a abbracciare la sfida che comportava il tradurre su un foglio di carta la pellicola in movimento.

 La prova del fatto che ci riuscirono molto bene è che quest’arte abbia dato vita a innovazioni e soluzioni estetiche tuttora presenti nell’arte contemporanea. Superato ampiamente l’arco di tempo citato di vita attiva, il manifesto cinematografico è oggi oggetto di interesse e culto per migliaia di collezionisti nel mondo. Oltre al materiale stampato cioè manifesti, locandine, fotobuste, i pochi dipinti originali conservati, cioè i bozzetti, sono molto apprezzati.

 I bozzetti originali a tempera sono visibili solo in poche collezioni private e le opere dei più importanti artisti del genere come Ballester e Cesselon  stanno divenendo da alcuni anni particolare oggetto di studio e ricerca presso università, accademie, cineteche ecc,.

Questo fenomeno inoltre, lungi da essere un fatto nazionale, si sviluppò in contemporanea in tutto il mondo in quanto il  manifesto di cinema era presente in tutte le nazioni produttrici di film. Non si dimentichi che proprio in questo campo gli artisti italiani si distinsero a tal punto che le loro opere fecero scuola e servirono da modello agli altri paesi.

Nonostante si tratti di un genere creato appositamente per valorizzarne un altro; gli artisti che hanno usato questo linguaggio hanno confermato l’originalità dell’espressione mantenendo la propria indipendenza dal soggetto e divenendo maestri di questa particolare forma d’arte.

 

I cartellonisti italiani? Artisti a cinque stelle!

 

Creare un manifesto che fosse tutt’uno con il film e nello stesso tempo ne fosse una sintesi era un fatto esaltante per il gruppo di giovani eletti che, soprattutto nel dopoguerra si trovarono a frequentare gli studi artistico/pubblicitari e furono chiamati a creare il nuovo genere.

Niente era più eccitante, libero e fantasioso che ricostruire tutta una storia in una sola immagine o meglio in una sequenza di immagini, giustapposte, alternate, sfumate, sovrapposte. Mille furono gli artifici che gli artisti usarono per creare le loro opere e ognuno si distinse per il suo particolare modulo espressivo che caratterizzerà l’immagine e stupirà lo spettatore.

I cartellonisti italiani o pittori di cinema, rappresentarono un grande esempio e stimolo per la pittura e per l’arte del ‘900. Questo gruppo di artisti innamorati dell’arte figurativa e nel contempo moderna non trovavano sbocco per la loro espressione nelle rigide osservanze delle regole della cosiddetta pura che in quel periodo del dopoguerra dal punto di vista figurativo non consentiva molti spazi. Liberi dalle pastoie delle varie intellighenzie e non dovendo rendere conto a nessuno salvo al loro committente divennero liberi nelle concezioni e nelle forme creando davvero un genere nuovo e affascinante che non si può dimenticare. Ricorda comunque Enrico De Seta: “E’ bene rendere noto che quanto di più creativo e artistico gli autori hanno prodotto in questo genere è stato realizzato non con l’incoraggiamento dei committenti, bensì malgrado questi”.[2]

 

 



[1] Immagini sepolte di Ronald V. Borst,  ed. Fanucci, introduzione

 

 

[2]Platea in piedi  di M. Baroni, V.M. Manfredi, ed. Bolelli , Vol. 0, premesse

Opere Cesselon

Casta Diva

Casta Diva - Angelo Cesselon

 

Angelo e Lina Cesselon - S. Marinella (RM)1947

Lina Forte Cesselon a 20 anni

Lina Forte Cesselon

Angelo Cesselon

Angelo Cesselon

La pittura sacra in Angelo Cesselon

Angelo Cesselon nella seconda parte della sua carriera si è dedicato con successo alla realizzazione di opere pittoriche a carattere sacro. Oltre a molti dipinti dedicati alla Vergine Maria collocati in chiese e monasteri di tutta Italia si ricordano i ritratti di famosi santi del passato come S. Francesco, S. Francesco di Paola, S. Giuseppe da Copertino, S. Teresa e molti altri. Ha realizzato inoltre dei bellissimi ritratti di personaggi più moderni come S. Massimiliano Kolbe, S. Padre Pio, del Pontefice Giovanni Paolo II e di importanti fondatori di ordini e congregazioni religiose come Don Alberione, fondatore dei Paolini.

Il carattere originale delle opere e l'intensità dei volti dei protagonisti sono anche nella pittura religiosa una della caratteristiche più importanti del linguaggio dell'artista che privilegia in questo caso la forza della spiritualità. I volti, creati mediante molteplici tocchi di colore, sono dominati dagli sguardi intensi che sottolineano il mistico legame con Dio. Lo stile e la tecnica usati, basati sul cromatismo e sulla composizione originale e moderna, rendono immediatamente riconoscibile lo stile inconfondibile di un grande maestro come è stato Cesselon. Molte di queste immagini come quella della Vergine Immacolata o di S. Francesco, sono state divulgate in tutto il mondo mediante poster, locandine e immagini stampate.